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A cavallo del muro
A cavallo del muro

Da dove partire per avvicinarsi alla storia di “Tutto sotto il Cielo”

Tanto tempo fa c’era una Paese dove il prestigio sociale era dato dal merito e dalla conoscenza dei classici, dove i ministri erano scelti attraverso esaminazioni pubbliche nelle quali le materie più importanti erano la letteratura e la filosofia; dove non esisteva un’aristocrazia militare, ma erano i poeti a guidare la società.

Questo Paese era la Cina Imperiale.

Da prima dell’anno zero dell’Era Comune e per quasi due millenni, è esistita un’entità politica in Cina che si riconosceva come tale e nella quale i valori sopra descritti di cultura e conoscenza hanno rappresentato l’ideale e, non di rado, il vero volto della carriera pubblica di un impero che abbracciava, attorno al 1200, 110 milioni di persone secondo le stime più conservative.

Tutto questo succedeva mentre l’Impero romano sorgeva e cadeva e tutta la storia europea si dispiegava: sempre il Paese più popoloso, più avanzato culturalmente, scientificamente e, sotto molti punti di vista, tecnologicamente, era altrove.

Questo Paese è, come ci si potrebbe aspettare, un universo a se stante, ma non separato dal resto del pianeta: le figure uniche  degli Ufficiali pubblici-Accademici, le successive ondate di popoli della Steppa e  l’epopea della asprissima difesa contro i mongoli; la capacità di integrare intere religioni nei diversi livelli della spiritualità sono caratteristiche della storia cinese che si intrecciano senza soluzione di continuità con il mondo.

La Cina è centrale nella storia umana da molto tempo;  la grande nazione alla cui ascesa assistiamo, oggi, è solo la più recente evoluzione di una lunga serie.

Questa storia merita di essere conosciuta e per ragioni più importanti dell’utilità.  Inquadrare le origini più o meno recenti della nuova superpotenza, certo, è utile. Ma la bellezza, per tantissima parte della storia cinese  è stata un valore ben più importante della forza. E questa è solo una delle sorprese che l’Impero di Mezzo ha in serbo per l’esploratore.

 

Da dove iniziare?

Qui due suggestioni.

Il leopardo di Kublai Khan scritto da Timothy Brook ed edito da Einaudi è una storia dell’incontro della Cina con il mondo esterno nel corso dei secoli. L’autore, con una efficace intuizione, riesce a trasmettere eventi, atmosfere e implicazioni attraverso il prisma delle storie individuali. Principesse mongole destinate a regnare in Persia; umili e appassionati testimoni di disastri naturali; le vicissitudini di naufraghi; l’amicizia tra confuciani  e gesuiti, la grandiosità ‘ultraterrena’ dell’etichetta di corte; i qui pro quo della burocrazia cinese quattrocentesca (incredibilmente familiari); l’intraprendenza e le tribolazioni dei mercanti europei lasciati ai margini dell’Impero fino alle vicissitudini dei migranti cinesi nei secoli più recenti, quando la Cina era oggetto di scorno e i suoi cittadini all’estero vittime di forme di schiavitù. Tutto questo è successo nell’arco di 700 anni ed è raccontato dall’autore con molta abilità, in un libro compatto, facile da leggere e molto generoso di fatti e impressioni che si imprimono nella memoria per la loro vividezza.

Imperial China 900 – 1800 di F. W. Mote ed edito da Harvard University Press è il prodotto di una vita di studi. Non è solo un compendio; è una grande spiegazione: una serrata e coerente narrazione degli eventi e dei loro incastri con uno sguardo alla società e alla cultura che si muovevano assieme alle dinastie e agli eserciti.  Un manuale per certi versi poderoso, non facilissimo da negoziare ma ricco di soddisfazioni per chi si fa strada tra le sue pagine dense e impreziosite da frequenti e appassionate (per quanto possa essere appassionato uno storico rigoroso) descrizioni delle singole figure storiche e delle loro convinzioni. È una storia avvincente, sebbene non facile. Tra gli elementi da sottolineare figura il forte interesse dell’autore per la formazione, i dibatti e il ruolo dei Pubblici Ufficiali – Accademici (Scholar-Official) e l’attenta – e tutt’altro che sinocentrica – ricerca sui popoli della Steppa: Chitani, Juguri, Tangut e Mongoli. Tutti, e in successione, questi popoli hanno costruito vasti imperi ai margini della Cina e sul suo territorio. Tutti si sono confrontati con la più grande civiltà sedentaria del loro tempo, adattando le loro strutture tribali di popoli nomadi e guerrieri all’enorme vicino-conquistato cambiandolo a loro volta.

Una caratteristica della Cina è divenuta, infatti e in particolare dal tardo 1300 in avanti, la dialettica tra l’interno e l’esterno, tra il centro (Tutto sotto il Cielo) e la periferia, tra “noi” e “i barbari”.

 

Tuttora il presidente cinese compare nei video con la Grande Muraglia dipinta alle spalle. La storia della Cina ci aiuta a capire perché. Ma la stessa storia ci fa capire, anche, che il passato di questo enorme Paese non si è sviluppato ai due lati di muro ideale e materiale, ma letteralmente a cavallo del suo tracciato.

È una lezione universale: esistono quasi sempre almeno due verità e sono vere entrambe.

 Una delle tante consapevolezze che la storia, e la storia della Cina in particolare, può regalarci.

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