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Diego Armando Maradona, il ritmo eterno dell’impossibile
Diego Armando Maradona, il ritmo eterno dell’impossibile

Diego Armando Maradona si è spento a 60 anni, ma il suo mito continua a vivere nei cuori e nei ricordi di chi lo ha amato tra le strade di Napoli

Ho dovuto, è stata quasi una necessità impellente. Riaprire la scatola dei ricordi e ritrovarmi di fronte a un quaderno ad anelli datato 1994.

Erano i primi mondiali veramente coscienti della mia vita, insomma ero tifoso per la prima volta. E come tutti ero tifoso di Diego Armando Maradona. Quel quaderno è pieno di ritagli di giornale tutti dedicati a lui, una sorta di mio altarino di devozione a un uomo che ha cambiato il mondo.

Oggi, da adulto, mi rendo conto inesorabilmente di come Maradona sia stato un mito del suo tempo, si tratta di qualcosa che non è successo a nessuno nella storia dell’umanità se non agli dei o i loro figli. Maradona non era “genio e sregolatezza”, era l’impossibilità di vivere con il peso di un fardello così grande addosso, generato dal suo stesso mito.

In un’intervista da Fabio Fazio qualche anno fa, Diego disse qualcosa che dava il senso di quella immensità: raccontò di un suo viaggio in Africa dove ebbe un problema con la sua Jeep. Un bambino di un villaggio ai limiti della civiltà lo accolse con indosso la sua maglia dell’Argentina. Quel bambino non sapeva minimamente chi avesse davanti, non sapeva come fosse fatto Maradona, non aveva mai visto un suo goal o un suo dribbling. Diego per la prima volta aveva incontrato il suo mito.

È qualcosa che nemmeno Gesù è riuscito realizzare. Ci sono volute tre generazioni di narrazione e proselitismo in meno per creare il mito. Napoli è la sua Gerusalemme, e gli ha dedicato la vita. Ora probabilmente gli intitoleranno il San Paolo, ma direi che quasi non serve perché è la città stessa che porta il suo nome, tra i vicoli di spacca Napoli, sotto i ponti ferroviari dove i murales di ieri e di oggi scandiscono il tempo delle emozioni dei miei concittadini.

Ho dato il mio primo bacio con una sua scritta alle spalle e ho fumato la mia prima sigaretta con il suo volto che mi osservava. Quale uomo avrebbe potuto sostenere questa dimensione così extraterrena, senza subirne la violenza?

La droga e le scelte sbagliate sono la disperazione di un uomo che, qualunque cosa avesse fatto, mai sarebbe stata paragonabile al suo mito. Un mito di ispirazione planetaria in ogni ambito della vita che assume i contorni divini della venerazione, costruito non con le statistiche, nè con i goal, ma con l’impossibile.

È come se qualcuno ogni volta che può aprire una porta con un semplice gesto della mano, per gusto estetico l’attraversasse come un fantasma. Non era la tecnica (quella la potete paragonare a Pelé, Messi o a chi vi pare), non era la sregolatezza (che paragone impietoso quello con Best). No, era il ritmo eterno dell’impossibile che è solo degli dei. E si sa, gli dei non muoiono fin quando qualcuno li venera.

Per questo penso che il coccodrillo di Diego Armando Maradona non lo scriverò mai.

Credits immagine di copertina: instagram @jorit https://www.instagram.com/jorit/

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