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Eleanor Oliphant sta benissimo
Eleanor Oliphant sta benissimo

Unsolitudine che fa da scudo, stranezze come stucco per le crepe del passato, la bellezza del contatto umano che rende vivi 

Eleanor ha quasi trent’anni, un aspetto anonimo che la fa sentire sicura, possiede una casa e una piantina di nome Polly, lavora come contabile e dal lunedì al venerdì in pausa pranzo fa le parole crociate, nel fine settimana si tiene compagnia con dell’alcool e il mercoledì chiama sua madre.  

Gail Honeyman “Eleanor Oliphant sta benissimo” Garzanti, 2018

Eleanor sta bene, anzi benissimo! 

Gail Honeyman nel suo romanzo “Eleanor Oliphant sta benissimo” racconta con minuziosa maestria la storia di una singolare solitudine e di comemolto spesso, l’essere fuori dagli schemi è solo un modo per nascondere agli altri (e a  stessi) le cicatrici di un passato laborioso.  

Un computer che si blocca, un gesto gentile, un incontro casuale in circostanze non felici, un colpo di fulmine che porta tempesta… 

A poco a poco la solitaria quotidianità da copione della protagonista viene stravolta dall’imprevedibilità della vita: Eleanor comprende, con scetticismo e sarcasmo, che tutto quello che credeva di avere è esattamente ciò che non possiede.  

Una storia alla scoperta della vita e delle sue mille sfumature, racconto di un percorso d’accettazione difficile, la descrizione della disfatta di una perfetta solitudine attraverso una semplice stretta di mano. 

Un libro divertente ma che cela un grande dolore e una delicata tristezza.  

Il romanzo ha riscosso un enorme successo in diversi paesi, ecco come ne hanno parlato le testate più importanti di tutto il mondo:  

 

«Un fenomeno che ha dato vita a un nuovo genere letterario. » 

The Guardian 

«Imperdibile. Uno degli esordi più riusciti dell’anno (2017) » 

New York Times 

«Non ha eguali. » 

The Observer 

«Commovente e saggio. Leggetelo. » 

People 

«Indimenticabile e vero. » 

Daily Mail 

«Un fenomeno editoriale in tutto il mondo, Italia compresa. » 

Corriere della Sera 

«Eleanor Oliphant è un personaggio che resta attaccato alla nostra pelle.» 

Gaia Manzini, Robinson – la Repubblica

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