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I semi dell’economia civile per il dopo quarantena: tre storie. La seconda storia.
I semi dell’economia civile per il dopo quarantena: tre storie. La seconda storia.

Resistente perché solidale e abituata alle ristrettezze, l’economia civile può trasmettere creatività, velocità e  cura delle emozioni individuali alla società della ‘ripartenza’. Ci sarà, infatti, un grande vuoto di cultura economica da riempire quando tante abitudini cambieranno nel dopo quarantena. Ma gli ostacoli alla sopravvivenza di cooperative e imprese sociali sono altrettanto formidabili: costi nascosti nei prestiti, rigidità della burocrazia pubblica e regole per la sicurezza costose rischiano di avvantaggiare, come è avvenuto finora, le grandi aziende e soffocare le piccole realtà portatrici di benessere

La società del dopo quarantena sarà diversa economicamente da quella del prima. E non solo per i contraccolpi del tracollo economico che si faranno sentire negli anni a venire con licenziamenti e chiusure. Saranno le stesse abitudini a cambiare, influenzando le consuetudini di lavoro e consumo. In questo scenario di trasformazione non graduale c’è l’opportunità per l’economia civile di allargare l’applicazione e il riconoscimento di alcuni suoi principi base. Tra tutti: la ricerca del benessere per chi lavora e non del profitto per chi possiede; la solidarietà interna al luogo di lavoro nell’essere uniti in un progetto comune; il riconoscimento che il rapporto economico è, quasi sempre e prima di tutto un rapporto umano e può, perciò, includere cura, ascolto e, molto importante per l’economia, fiducia.

Questo emerge dalle tre testimonianze raccolte nel panorama dell’economia civile veronese. Tre piccoli reportage nel mondo reale del lavoro al tempo della quarantena e nei quali, speranza, progetti di rilancio e consapevolezza del rischio di non sopravvivere restituiscono la complessità del lungo periodo di transizione che ci aspetta nel dopo quarantena.

Questa è la seconda storia.

LA RINASCITA PARTE DALLA CURA DELLE EMOZIONI

Un nido 0-3 anni deve ripensare ogni attività. Ma è la prospettiva che nasce dall’ascolto a far partire la scintilla

Elena Cordioli e coordinatrici che lavorano per la Cooperativa Sociale L’infanzia di Lugagnano di Sona hanno attraversato tutti gli stadi della quarantena. Prima l’incertezza del “ci aggiorniamo” all’ultimo incontro con le famiglie; poi il momento di sospensione tra l’interruzione delle attività  e la chiusura totale; allora sono arrivate le valigie piene di documenti portati dagli uffici dell’amministrazione alle rispettive abitazioni per continuare a lavorare da casa. Si sono vissuti i primi giorni a casa, contenti di prendersi una pausa e stare con  i figli.  Infine, la realtà: tempi lunghi, mutui da pagare, un servizio, quello di nido e attività per l’infanzia, che non poteva continuare come prima neppure dopo la quarantena. Che ne sarebbe stato di anni di impegno? Che ne sarebbe stato delle 80/90 educatori e persone coinvolte nella cooperativa?

“Quello è stato il momento della tristezza e dello sconforto – ricorda Elena – Un momento che è importante ricordare adesso perché è stato superato grazie ad uno dei principi fondamentali dell’Economia Civile. La cura delle persone. E’ stato, infatti, la rete di aiuto della MAG ad attivarsi nel momento in cui non vedevamo vie di uscita. E non ci ha aiutato fornendocene una.  E’ stato condividere il peso, ascoltare ed essere ascoltati che ha rimesso in moto la creatività; è stato riconquistare fiducia di avere una prospettiva che ci ha permesso di iniziare a costruirne una”.

Oggi non abbiamo una visione chiara del nostro futuro, ma sappiamo che ce ne sarà uno. Stiamo reagendo. Rivedremo tutte le nostre procedure di sicurezza che, per fortuna, erano già avanzate prima della quarantena, con cambi di abito per educatori e sovrascarpe per bambini già inserite nella prassi quotidiana.  Divideremo i gruppi in modo da creare isole protette; eviteremo gli incontri tra gruppi ed età diverse; in ogni aspetto dell’attività penseremo alla protezione di educatrici, bambini e  famiglie contemporaneamente. Le spese per i dispositivi di sicurezza ci preoccupano molto. Siamo anche acutamente coscienti che i margini di sostenibilità economica si ridurranno a lumicino; già ora possiamo prevedere che il rapporto tra educatrici e bambini scenderà da 1 a 8 fino a 1 a 4”.

“Eppure – conclude Elena – abbiamo dei punti di forza, nel rapporto con le famiglie e nella solidarietà tra operatori perché non abbiamo mai impostato la nostra attività come un semplice servizio. La cultura dell’economia civile è quella di preoccuparsi e curare le persone oltre il ‘prodotto’. Per questo le famiglie ci offrono di tagliare l’erba per risparmiare le spese; per questo tutte le operatrici si sono messe a disposizione di tutte le loro colleghe. Questa relazione di partenza è la nostra forza e la nostra speranza. E’ anche qualcosa del quale dobbiamo andare fiere perché è un’idea da diffondere. Ascoltando le notizie, infatti, non sentiamo che parlare di cifre. Ma è un’astrazione che non restituisce che una parte della realtà economica. L’altra parte, la più importante, è data da persone che danno il meglio di sé se hanno fiducia, prospettiva e sentono di lavorare in un ambiente nel quale non sono solo numeri”.

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