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Il valore magico della parola
Il valore magico della parola

Le morali tipiche da Blockbuster sono facili e immediate. Ve ne è una che mi ha sempre riempito il cuore. Quella che il mondo di fronte alle grandi catastrofi trova una nuova forza, capace di superare i disaccordi e le distanze culturali.

Per questo sono convinto che in un tempo dove si è perso completamente il legame con la verità, questa diviene un connettore unico (Un po’ come il nostro Berillio) e soprattutto riassume l’aspetto educato e borghese di un tempo. In un certo senso si percepisce, se pure agli albori, una moral suasion della comunicazione verso obiettivi più complessi ma soprattutto meno urlati. È proprio il tono, o tone of voice per gli amanti degli inglesismi, il centro di questo cambiamento. Dopo anni dove stralciare il velo del politicamente corretto era la strategia comunicativa più efficace, quanta banalità abbiamo prodotto, si sente l’esigenza di un cambiamento. Non più verso il basso, verso la semplificazione, ma al contrario una necessità di arricchimento della narrazione comunicativa. A chiederlo non sono i guru (guardate dove ci hanno portato ndr) ma è l’utenza, stufa di immedesimarsi in post al vetriolo e battute sagaci, e che ha voglia di fare una scelta perché alla furbizia preferisce il contenuto.

Per questo un Sanremo educato per nulla urlato e dai temi tipici del politicaly correct sbanca gli ascolti. Perché la gente ha fame. Ha fame di verità, di giustizia e di equità. E lo sarà ancora di più dopo l’effetto del Coronavirus che oltre ad essere un virus respiratorio è un virus comunicativo senza precedenti. Oggi produce isteria di certo, ma domani produrrà molti casi di straordinaria umanità.

Nel mezzo ci siamo noi, quelli che la comunicazione la immaginano, la creano e la divulgano. Più che in passato abbiamo un ruolo complesso che ha bisogno del meglio delle nostre capacità e che cerca in strade non battute la soluzione, che abborra la banalità e gli schemi precostituiti. Un nuovo umanesimo comunicativo che vede nel valore delle immagini e delle parole il suo archetipo. La musica, l’arte, la scrittura è tornata a cercare nel bello e nella sua verità l’ancora per uscire dal buio. Anche noi dobbiamo risalire la china.

Sostenibilità, etica, circolarità, equilibrio sono le parole che incentreranno le strategie del domani stravolgendo radicalmente l’antropologia della comunicazione, mettendo al centro un sistema valoriale che non trova più nel prodotto il terminale dell’azione comunicativa, ma nell’essere il riferimento di una comunità più o meno grande il vero obiettivo. Cosi ABDC di Barilla COOP e Danone, l’approccio di Salmoraghi e Viganò alla cura dei bambini con la loro ultima campagna, la nascita di miriadi di fondazioni con progetti ambiziosi, il legame di grandi gruppi finanziari al mondo dei valori reali. Sono cose che in Beryllium conosciamo bene e che sono segni tangibili di un cambio di passo. Non resta che dare voce al genio di Pavel Aleksandrovič Florenskij che ne “Il valore magico della parola” (mi perdonerà se gli ho rubato il titolo ndr) diceva: “Se non comprendiamo che ogni atto di cultura è verità, non saremo in grado di riconoscergli dignità interiore e vera umanità”.

Buona umanità a tutti.

Claudio Lo Tufo

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