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La poesia del programmatore
La poesia del programmatore

La presentazione di Dylan Beattie “The Art of Coding” è fortemente consigliata a tutti coloro che usano un computer…

Londra, gennaio 2020.  Dylan Beattie è l’inventore di un linguaggio di programmazione che usa parole delle canzoni rock per dare istruzioni ai computer. Nato come uno scherzo per confondere i recruiter delle grandi aziende (che chiedevano sempre “rockstar” programmers) è diventato l’occasione per un programmatore amante del metal di “cantare” le sue istruzioni.

Per Beattie è diventata anche l’occasione di parlare di poesia e arte nel mondo del coding, delle forme grafiche stupende che semplici regole matematiche riescono a rivelare e che, come spiega il programmatore, “sono sempre state lì. Non le abbiamo scoperte. La matematica e le macchine ce le hanno fatte vedere”.

Quelle stesse macchine sono “il fulmine imbrigliato nella roccia finché la roccia non ha iniziato a pensare” e nascono grazie ai numeri che generano sistemi “vitali” che generano circuiti ed approdano all’intelligenza artificiale passando per istruzioni che possono essere colori, sfumature, pause o tracciati a forma di drago. (vedere per credere)

Chi scrive non è per nulla entusiasta di queste macchine. Ma ritiene non sia un motivo sufficiente per non vederne la bellezza.

E di bellezza, nella presentazione di Dylan Beattie alla NDC conferenze di Londra c’è n’è parecchia. Una bellezza che chiunque usa i computer per mandare una mail o ritoccare una foto dovrebbe conoscere. Non c’è bisogno di capire la matematica se si percepisce che ogni battito della tastiera è una nota che risuona in un mondo appena oltre lo schermo.

Ecco il video. 7 minuti il tempo che consigliamo di dedicare. Sono più che sufficienti per decidere di guardarselo tutto.

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