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Note per le aziende: YouTube non è un archivio
Note per le aziende: YouTube non è un archivio

Come dovremmo guardare al secondo motore di ricerca al mondo?

Non c’è periodo nella storia dell’umanità nel quale l’etnografia possa potenzialmente coincidere con la realtà. Eccetto questo.

Ogni giorno, miliardi di persone condividono in rete un frammento della loro vita. Assieme questi contributi rappresentano una quantità così complessa di informazioni che il vero problema per gli studiosi del futuro (e anche del presente) non è trovare i dati ma buttare quelli inutili.

Questo è un tema che va oltre la ricerca antropologica. È un problema che riguarda chiunque condivida le proprie informazioni sulle piattaforme perché per quelle piattaforme stesse si pone il tema di cosa convenga perdere. Cosa succede all’1 percento delle tracce meno utilizzate su Spotify? Cosa succede quando si devono trasmigrare di server con milioni e milioni di file? Un paio di anni fa è successo che, in una piattaforma musicale, venissero ‘persi’ nel trasferimento.

Nel giorno del 15esimo compleanno di YouTube, perciò, può essere utile per le aziende e le persone guardare alla piattaforma per quello che è: un’azienda.

Non è uno spazio pubblico, non è servizio come l’acquedotto o la rete elettrica. Soprattutto, non è un archivio.

Le cose rimangono su YouTube finché YouTube pensa che sia, tutto sommato, conveniente.

E questo è un piccolo memo per tutte le compagnie di comunicazione e i loro clienti che ‘parcheggiano’ i video sul motore di ricerca e li fanno girare su altri canali.

È perfettamente sensato farlo. Ma procuratevi un back-up.

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