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Aiutare i bambini, e le loro madri, trascurati durante l’emergenza del Covid-19
Aiutare i bambini, e le loro madri, trascurati durante l’emergenza del Covid-19

Mentre studenti di scuola secondaria e primaria sono stati assecondati nello studio da casa, per i più piccoli questo non è avvenuto. Per supportare i più piccoli Mission Bambini lancia una campagna che arriva anche oltreoceano, e che guarda anche alle mamme lavoratrici.

Una grande contraddizione che l’Italia si trova ad affrontare riguarda le aperture scansionate di aziende e scuole. Se le prime, con le dovute norme e attenzioni, stanno pian piano tornando ad aprire, per le scuole i cancelli rimarranno chiusi fino a settembre. In questo come in altri casi nell’era del coronavirus, l’Italia ha dimostrato una certa resilienza e, con meno limiti di quanto ci saremmo aspettati, anche le classi e le lezioni si sono fatte “smart”. E così, anche i genitori hanno potuto dedicarsi al loro di lavoro smart, combattendo con i figli per non sovraccaricare la rete. «Per i bambini tra gli 0 e 3 anni l’attenzione è molto bassa: non si è fatto molto e se n’è parlato molto poco»: a sostenerlo è Alberto Barenghi, Responsabile Progetti di Fondazione Mission Bambini. Una fondazione che da oltre venti anni si occupa proprio della prima infanzia, creando una rete di oltre 30 partner che forniscono servizi ai più piccoli, con l’obiettivo di includere le fasce più deboli della popolazione. Con l’arrivo del Coronavirus e la chiusura di scuola e sistemi educativi «ci siamo subito attivati con interventi di emergenza a beneficio della rete di questi 30 servizi». Le risposte sono state molteplici: «Abbiamo lanciato la piattaforma bambinipatapum.it che offre contenuti multimediali per bambini da 0 a 6 anni. Si tratta di contenuti di alta qualità realizzati con il coinvolgimento di 12 esperti in ambito psicopedagogico» racconta Barenghi, spiegando che questo esperimento ha aperto un discorso più ampio non solo sul coinvolgimento dei bambini nel mondo del digitale ma anche sulla formazione di specifiche competenze in un momento di distanziamento fisico che comporta l’impossibilità di usufruire di un servizio come quello scolastico.

«Il focus su cui ci concentriamo è legato soprattutto all’educazione» spiega ancora Barenghi. Al momento il governo sta infatti discutendo sulla riaperture delle scuole per settembre, ponendo molta attenzione sulle scuole medie e superiori, meno sulle elementari e quasi nessuna per la prima infanzia. «È un meccanismo pericoloso – aggiunge Barenghi – perché l’insegnante e il contesto scolastico sono punti di riferimento molto importanti per lo sviluppo del bambino, a maggior ragione laddove vi siano contesti di estrema povertà o svantaggiati, o dove i genitori non sono modelli positivi. È anche un problema ingente per la conciliazione dei tempi famiglia lavoro in cui si trovano molti nuclei familiari» includendo anche quelle famiglie dove i genitori hanno perso il proprio lavoro in conseguenza all’emergenza pandemica e al lockdown. Ecco quindi la necessità di avviare una ulteriore iniziativa, tutt’ora in atto, di distribuzione di «prodotti per la prima infanzia come pannolini, beni di prima necessità, prodotti per l’igiene, omogeneizzati etc che in una situazione economica difficile sono essenziali e difficili da reperire». Non solo: Mission Bambini ha portato, partendo con la campagna “Rete del Dono”, strumenti tecnologici a più di 600 bambini, di cui 210 nella fascia di età tra gli 0 e i 6 anni, con l’obiettivo è di raggiungere i 1000 entro la fine dell’anno.

Il nostro paese si troverà a dover ad affrontare diverse sfide, dal punto di vista sociale, sanitario, economico e anche educativo. Il caso italiano ha portato il mondo a guardare nel nostro paese, ma da questa attenzione Mission Bambini ha cercato di ricavarne un aspetto positivo. In collaborazione con King Baudouin Foundation United States è stata avviata una campagna oltreoceano per raccogliere fondi da destinare a progetti di sostegno e innovazione per combattere la povertà anche educativa. «Il legame con gli Stati Uniti è forte e consolidato da diversi anni – racconta Barenghi- molti dottori statunitensi collaborano con noi per le iniziative mediche legate alle cardiopatie che svogliamo in Africa, e da diversi anni abbiamo avviato collaborazioni con no profit americane grazie anche a “friends of Mission Bambini”». Molte aziende con cui la fondazione collabora hanno branch anche negli Stati Uniti, e tramite queste collaborazioni è possibile ricevere donazioni con agevolazioni tecnico fiscali. «Si tratta anche di un modo per far conoscere innanzitutto le attività della fondazione e i progetti internazionali – aggiunge Elena Di Fazio International Development e Raccolta Fondi – ma anche per dare risalto alle iniziative sociali ed economiche del nostro Paese, mettendo a disposizione la nostra esperienza che potrebbe essere utile anche ad altre fondazioni estere». La campagna in collaborazione con KBFUS mette insieme due aspetti: la povertà educativa e la disoccupazione femminile.

«Abbiamo osservato che esiste una
correlazione tra scuole chiuse e precarizzazione del lavoro con ricadute pesanti sulle donne – continua Di Fazio – in Italia, ma non solo, la crisi sociale legata al Covid-19 e al lockdown ha scaricato la gestione dei figli chiusi in casa soprattutto sulle donne». Una realtà che è vera «oggi come domani» poiché «i prossimi mesi sono ancora segnati da diverse incognite legate alla gestione dei più piccoli, che non possono tornare a scuola ma i cui genitori devono tornare al lavoro. Il timore è che il carico dell’accudimento dei bambini si ripercuota maggiormente sulle donne, costrette a dover ridurre o rinunciare al proprio impegno lavorativo o comunque ad essere esageratamente sovraccaricate dal contesto domestico e familiare oltre che lavorativo».  

«Uno dei motivi per cui questa campagna è
estremamente innovativa – ha spiegato Ilaria Maria Nizzo, collaboratrice fund raiser che con Mission Bambini ha lavorato a questa campagna rivolta agli americani- sta proprio nella sua dimensione internazionale. Il Covid-19 ha portato il mondo ad avere una grande attenzione verso l’Italia, e Mission Bambini ha raccolto questo momento di crisi come una opportunità per raggiungere l’attenzione di donatori all’estero». Con l’emergenza Coronavirus e i tragici esiti della prima fase di contagio infatti, gli occhi del mondo si sono rivolti verso l’Italia, portando «diverse realtà oltreoceano a mostrare interesse. Mission bambini è riuscita con questa campagna a fare un salto estremamente ambizioso e con successo, aprendosi a nuovi mercati di donatori». Uno dei fattori chiave di questa campagna infatti consiste nel fatto che «permette di rivolgersi a target specifici come associazioni italo-americane, associazioni americane e fondazioni americane e cittadini americani che vivono in Italia ed Europa». Per favorire i cittadini statunitensi a donare «si è riusciti ad ottenere uno status giuridico tale che chi dona può detrarlo dalle tasse».

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