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Quattro scenari visionari del futuro prossimo. Forse senza più Covid-19. O forse sì. – Scenario 1. Paura
Quattro scenari visionari del futuro prossimo. Forse senza più Covid-19. O forse sì. – Scenario 1. Paura

PAURA

E se il virus fosse ancora fra noi? E se ci fosse un nuovo virus?

Gli estranei non sono più i bianchi i gialli i neri, sono TUTTI, mogli, mariti, parenti, amici, colleghi. Non arrivano da fuori ma da dentro, dalle nostre stesse case, dai nostri palazzi, dai nostri quartieri.

Un mondo fatto di singole unità, nuovi centauri metà uomo metà poltrona che guardano il mondo da uno schermo, che comprano mangiano leggono studiano scopano attraverso un device. Una realtà che non esiste ma che è sicura, una sicurezza che è una cellula individuale e degli altri si ha il ricordo e un’immagine sfavillante.

Non ci sono Stati né regole. Non è dittatura, è un’anarchia individuale in cui la propria sopravvivenza è l’unica merce di scambio. Il valore supremo.

È un nuovo ordine binario, come un metronomo incessante, zero e uno.

In cui la particella primaria non è il singolo individuo, il singolo individuo è la particella totale.

I figli nascono in vitro, il padre assiste al parto in webcam ma la madre è sempre bellissima perché può usare i filtri mentre partorisce da sola, assistita da robot domestici che non saranno caldi ma sono sicuri.

Le fabbriche di pantaloni non esistono più, nemmeno quelle di auto, Bill Gates è il presidente mondiale di un mondo che non c’è.

Sentiamo i sapori ma non il calore, se non quello che nasce da una presa elettrica.

Ma il vero problema è il tatto. Toccare le cose, una pelle che non sia la nostra. Ma la pelle di un altro chissà quali insidie nasconde.

Però i fiori fatti di pixel non appassiscono mai.

Possiamo avere e fare tutto, in una libertà assoluta e illimitata all’interno della nostra casa.

Non c’è più un fuori e anche la privacy non è più un valore quando l’obbligo è sopravvivere più a lungo degli altri, di tutti gli altri.

Comunichiamo molto, comunichiamo sempre. Più di quanto avessimo mai fatto. Comunichiamo quello che non abbiamo mai potuto comunicare perché adesso possiamo essere chi abbiamo sempre voluto. Le piaghe da decubito spariscono con un click e possiamo parlare qualsiasi lingua, anche quella dell’ultima tribù superstite dell’Amazzonia.

Perché gli alberi gli animali gli oceani i ghiacciai ci sono ancora. Sono tornati.

Come le anatre, che non sanno ancora farsi i selfie ma sguazzano nella Barcaccia.

Si riprendono uno spazio che nessuno vuole più. Almeno fino a quando non servirà altra banda e pure gli oceani serviranno a raffreddare server grandi come un’intera metropoli cinese.

Il virtuale non è diventato reale, ma è diventato totale, sistema chiuso in cui tutto si consuma e si rigenera.

Virtuale è diventato vitale. Ed è bastato togliere due lettere. 

Musica di sottofondo: “With some Malice” di Francesco D’Andrea

Gaetano Grasso

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