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Quattro scenari visionari del futuro prossimo. Forse senza più Covid-19. O forse sì. – Scenario 2. Ira
Quattro scenari visionari del futuro prossimo. Forse senza più Covid-19. O forse sì. – Scenario 2. Ira

IRA

Superfluo.
Come un pugno in faccia.
Il virus che spezza i polmoni. Il virus che apre gli occhi.
Come abbiamo fatto a non vederlo prima?
Quel luccicante superfluo ovunque intorno a noi dentro di noi fra di noi.

Non è stata una pandemia. È stata una purificazione.

Il bagliore sfavillante è stato soppresso con rabbia e furore.
Dopo morte e malattia un nuovo ordine si impone sui sopravvissuti.
I valori. Non il valore.
Nei valori c’è il nucleo perduto dell’uomo.

Essenziale, è il mantra. Non come scelta, ma come reazione.
Non consapevolezza, ma furia cieca e sterminatrice.

Un nuovo ordine mondiale, senza guerre né confini.
Custodito da un unico partito, il Partito Essenzialista
che purifica la via
che deterge l’orizzonte
per guidare il mondo degli uomini verso la distopìa esistenziale.

I saponi non profumano più. I negozi vendono solo divise, tutte uguali.
Schiumatoalvetrod’orzomacchiatofreddo
macchiatocaldointazzagrandeintazzapiccola è proibito per legge.
Non sono più consentiti avverbi, metafore e perifrasi.
Dopo il Comic Sans, al bando tutte le font ad eccezione del Tahoma.
Un solo movimento culturale, il neo-essenzialismo, che guida il pensiero e l’azione.
Non ci sono nemmeno più droghe. Negli angoli delle strade, di notte, lontano dagli occhi della Polizia Estetica c’è un nuovo mercato nero, fatto di nastrini e paillettes e strass.

Linee rette. Monocolore.

Non esistono più pubblicitari, comunicatori, creativi. Nemmeno stilisti, designer, influencer.
I superstiti sono stati confinati in un’isola deserta in cui non c’è mai buio e silenzio, ma solo luci abbaglianti, réclame assordanti e specchi ustori.
Senza cibo, perché si consumino fra di loro. Così come hanno consumato le vite degli uomini con giochi di parole e di colori, prestigiatori da quattro soldi in grado di nascondere ai nostri occhi la sola cosa che conta.

È un mondo nuovo. In cui non esistono brand, ma solo nomi.
Non ci sono desideri ma oggetti.
I sogni sono tornati bisogni.
I telefoni servono solo per telefonare.
E anche gli chef sono tornati cuochi ma non possono usare più di quattro ingredienti per volta.

Abbiamo abdicato all’euforia per tornare ai valori veri.
Tutto è perfetto e lineare e controllato.
Forse è un mondo migliore, forse no.
Ma ormai è una domanda non essenziale.

Musica di sottofondo: Vivaldi

Gaetano Grasso

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