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Quattro scenari visionari del futuro prossimo. Forse senza più Covid-19. O forse sì. – Scenario 3. Isteria
Quattro scenari visionari del futuro prossimo. Forse senza più Covid-19. O forse sì. – Scenario 3. Isteria

3. ISTERIA

Musica di sottofondo: Follia di A. Corelli

Shhhh.
È tutto calmo e silenzioso lì fuori. La luce è lenta e morbida.
La natura ha invaso il tempo e lo spazio in una calma perfettamente sospesa.
È un mondo bellissimo, come quello raccontato nelle pubblicità.
Così bello da non sembrare l’eredità di migliaia di morti.

Prendi fiato.

Sbaaam.
Milioni di porte si aprono all’unisono. L’umanità si riversa per le strade.
La calma va in frantumi, il brusìo diventa frastuono, la natura arretra di fronte all’uomo che non sa più camminare, solo correre.
L’incertezza è il tarlo. Quanto durerà? Come sarà la prossima volta? E se fosse l’ultima?
L’incertezza ridetermina il tempo.
Non c’è tempo, perché non possiamo sapere quando risuccederà.
Non possiamo più aspettare, vogliamo tutto e subito.
Tutto e subito.
Tutto e subito.

Gli esperti di economia sono diventati astrologi di corte.
Le banche non esistono più.
I datori di lavoro versano gli stipendi direttamente ai negozi preferiti dei lavoratori.

Che vinca il più forte perché non può più esserci alcuna pietà.
Chi rimane indietro è perduto. Non è egoismo, solo frenesia.
Le lancette come ghigliottine che sterminano i deboli.

Il nuovo mondo ha bisogno di energia per scacciare l’oscurità.
I fiumi si prosciugano, le foreste cadono, gli animali preferiscono estinguersi.
Più luce, e ancora e ancora e ancora.
Comprare, mostrare, apparire, senza sosta senza sonno a perdifiato.
Bruciare petrolio, bruciare carbone, bruciare gas. Bruciare tutto.

L’imperativo è godere, il piacere che sconquassa i nervi.
Famelici all’assalto dell’ultimo modello.
Spietati nell’ostentare.
Presto, prima che finisca il tempo.

Non si accettano prenotazioni che non siano per oggi.
Gli psicologi mendicano agli angoli delle strade, e le città adesso portano i nomi di brand del lusso.
Le case sono piene di opere d’arte ma non ci sono più frigoriferi e lavatrici.
Non si producono più film, solo pubblicità e ogni tre giorni esce un nuovo modello di iPhone.
Non può durare per sempre. Ma abbiamo deciso di non stare ad aspettare.

Il tarlo dell’incertezza ha corroso ogni cosa.
E così il mondo si è autoimposto una data di scadenza.
Come una busta di latte qualsiasi.

Gaetano Grasso

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