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Dallo smart working alle smart relations
Dallo smart working alle smart relations

Il boom delle piattaforme per le video chat ai tempi del covid-19, ma attenzione ai rischi.

“Un bacio”, “Un abbraccio”. Così si concludono le conversazioni ai tempi del covid 19. Gesti che vengono solo raccontati, restano reclusi nell’aere del mondo virtuale. Che siano scritte in un messaggio o pronunciate in una telefonata, sono suoni che restano sospesi. L’impossibilità di toccare chi si ama e dover attendere una data da destinarsi è una sensazione a cui sono familiari i millennials, emigrati per studio o per lavoro, e chi ha vissuto delle storie a distanza, frutto di un’estate altrove o di un progetto poi mutato.

L’isolamento forzato rende il suono della voce più lieve, potenzia il valore di una foto, di un video o di una nota vocale. E dove non arrivano le nostre mani, adesso arrivano le nostre menti, pronte a cavalcare l’onda del progresso tecnologico come mai prima. Non solo per lo smartworking ma anche per mantenere vivi quei rapporti interrotti, e magari riallacciarne altri. Di colpo, strumenti legati al mondo del lavoro diventano scialuppe per farsi compagnia. Le videochiamate su Whatsapp sono la scelta più rapida, ma adesso viene richiesta più definizione, più intuitività, per incontrare non più solo gli occhi degli amici lontani e familiari con la tecnologia ma anche quelli della nonna del paese. A partire dall’inflazionato Skype fino a Google Hangouts e Zoom, la tecnologia nata per simulare i tavoli delle riunioni in uffici con diversi cieli diventa strumento per ricreare i tavoli intorno al quale sedersi per mangiare, brindare al compleanno, giocare insieme.

Di colpo l’amico di Milano, avvezzo agli inglesismi immotivati che gli sono valsi lo sfottò degli amici più a Sud, diventa guru e demiurgo degli appuntamenti virtuali. Crea la riunione, gira il link a tutti i partecipanti, risponde alle telefonate di chi non conosce così bene a tecnologia come amava pensare. Zoom, piattaforma nata in California nel 2011, non ha rilasciato dati sui nuovi utenti ottenuti grazie all’isolamento per il covid-19, ma risulta la seconda app più scaricata del periodo sia su Apple Store che Google Play, sempre comunque dietro alla popolarissima Tik Tok. Il Ceo Eric Yuan ha però confermato a Business Insider che l’azienda ha visto un largo incremento non solo degli utilizzatori della versione gratuita ma anche dei “minuti” di chiamata e dei “nuovi utilizzi del video”. Ma perché di colpo Zoom è ovunque? Complice è la presenza di un filtro di bellezza automatico. Non c’è bisogno di essere una adolescente social addicted per preferire la propria immagine leggermente ripulita. Ed ecco che Zoom fa il lavoro sporco. Senza contare che la qualità è più alta e consistente, e permette anche di fare dello streaming, oltre che registrare le videochiamate. Tutti ingredienti basilari per il social distancing, che però porta ad invadere i social con immagini di schermi sovraffollati.

Ma tenere alta la conversazione tra un’immagine e l’altra è difficile: ecco allora venire in aiuto house party che oltre a far incrociare i volti permette di incrociare anche i talenti più disparati per intraprendere giochi insieme.

Come ha scritto i Wall Street Journal, l’applicazione di videochat ha sempre puntato ad essere più simile a Fortnite che a Facebook o Skype. E se prima era scelta dai nerd e dai gamers per scambiarsi trucchi e pareri sull’ultimo videogame, ora viene scelto dalle compagnie allargate, pronte a sfidarsi a pictionary, a carte, a battaglia navale e chi più ne ha più ne metta. Un ritorno, a ben vedere, ad antiche tradizioni, ma in versione 2.0: da bambini ci si trovava per “giocare”, non certo per bere coca cola. Ed ecco il ritorno dei giochi da tavolo che, spesso sold out sui siti di e-commerce, potenziano la loro veste virtuale, pronti anche loro ad affrontare il covid-19.

E mentre ci chiediamo se saremo in grado di avere ancora conversazioni così brillanti, stimolanti e appassionate anche quando dovremo guardarci di nuovo e per davvero negli occhi, le videochiamate hanno permeato la realtà quotidiana, al punto che già è ora di stare attenti. Non ve lo diciamo noi, ma l’Fbi e il procuratore generale di New York, Letitia James, che hanno aperto una inchiesta. Sono diverse infatti le segnalazioni di utenti che nel pieno della loro videochiamata di famiglia o di lavoro, sono stati interrotti da immagini pornografiche e/o disturbanti. Tanto che già è stata creata la parola “zoombombing” facendo eco alla piattaforma più colpita. E si sa, se esiste la parola esiste il fenomeno. Anche se la parola si limita ad essere pronunciata tramite uno schermo.

Gaia Mellone

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